La scusa più gettonata per non allenarsi? "Con questo caldo, non ce la faccio!". Certo, l'afa è un avversario temibile, ma usarla come lasciapassare per il divano, in attesa di settembre quando l'asticella del termometro scenderà, non è una buona idea. La verità è che non esiste il meteo sbagliato, esiste solo l'approccio sbagliato. Se l'estate cambia le regole del gioco (perché questo è innegabile), bisogna solo imparare a farlo in modo più intelligente. Insomma, allenarsi d'estate, non è impossibile. Almeno se si seguono le giuste strategie (e se non si vuole strafare).
Anche quando l'estate e il caldo opprimente spingerebbero alla pigrizia, non dobbiamo dimenticare un concetto fondamentale, ovvero che l’esercizio fisico è un farmaco preventivo a tutti gli effetti, oltre a essere un formidabile alleato di bellezza. “Il segreto della sua efficacia risiede interamente nella costanza. Secondo le linee guida ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il passaporto per il benessere prevede almeno tre sessioni a settimana in cui combinare l’attività cardiovascolare, utile anche come riscaldamento, il rinforzo muscolare per mantenere una buona massa magra e una parte finale di stretching e mobilità dedicata al defaticamento. Nei giorni di recupero, è bene non cedere alla sedentarietà e mantenere comunque una quota minima di movimento aerobico leggero”, spiega Federica Accio, personal trainer, chinesiologa e founder di Informaconfede.
Il vero dilemma sorge però con l'arrivo dei mesi più caldi, quando ci si chiede se sia meglio optare per le mura di casa o per l'aria aperta e, soprattutto, come gestire le temperature elevate. “La risposta è più semplice di quanto sembri, perché la regola primaria non cambia nemmeno con l'arrivo del caldo e l'allenamento deve restare sempre cucito su misura. In estate, tuttavia, l'attività va calibrata non solo in base alle proprie caratteristiche e al livello di energia della giornata, ma soprattutto tenendo conto della temperatura ambientale. Diventa quindi strategico scegliere l'orario giusto per proteggere il corpo e non mettere in crisi il nostro sistema di termoregolazione. Per evitare pericolosi shock termici e traumi da calore, la soluzione migliore resta un grande classico estivo, ovvero puntare sulla frescura delle prime ore del mattino”, prosegue Federica Accio. A tutto questo va necessariamente abbinata una corretta idratazione prima, durante e dopo lo sforzo, fondamentale per reintegrare i liquidi persi con il sudore e supportare il lavoro dell'organismo.
Quando le temperature salgono, il rischio di commettere passi falsi che compromettono la salute e la performance è alto. Il primo errore da evitare è senza dubbio quello di cimentarsi in allenamenti estenuanti o di scegliere le ore più calde della giornata. Chi si allena all'aperto commette spesso la leggerezza di sottovalutare l'esposizione solare, mentre è fondamentale proteggersi sempre con una crema a protezione molto alta, un cappellino e gli occhiali da sole. “Un altro falso mito decisamente duro a morire riguarda il legame tra sudorazione e perdita di peso. Sudare non significa affatto dimagrire e non ha alcun senso fare attività sotto il sole cocente solo nella speranza di perdere qualche gocciolina in più”, specifica la personal trainer. Un errore è quello di forzare i ritmi biologici del proprio corpo senza ascoltarsi. Molte donne che soffrono di pressione bassa potrebbero sentirsi particolarmente spossate nelle prime ore del mattino, rendendo il risveglio il momento meno adatto per muoversi. Al contrario, chi studia o lavora tutto il giorno rischia di arrivare a sera con una stanchezza fisica e mentale tale da penalizzare fortemente la performance. “Non esiste una formula magica universale, l’importante è trovare il proprio equilibrio e una routine ideale che garantisca la costanza nel tempo. Ognuno deve sentirsi a proprio agio nei propri panni, senza subire forzature. Muoversi è prima di tutto un potente strumento di prevenzione per il benessere futuro, il che significa che il vecchio mito della prova costume ha ormai fatto il suo tempo. Si tratta di un approccio superato e figlio di un fitness da dimenticare, perché legato a un'estetica momentanea e non a una vera e propria educazione al movimento”, chiarisce Federica Accio.
Il nostro corpo possiede un sistema di comunicazione straordinario e ci invia segnali chiarissimi quando superiamo il limite di sicurezza. “Se durante un allenamento estivo compaiono giramenti di testa, crampi muscolari improvvisi, tachicardia, fiato cortissimo o un crollo verticale delle energie, significa che è il momento di fermarsi immediatamente. Questi sintomi sono un vero e proprio semaforo rosso che non va mai sottovalutato. Davanti a segnali del genere diventa fondamentale fermarsi ad analizzare la situazione per capire se lo sforzo sia stato semplicemente troppo intenso, se le condizioni climatiche abbiano messo in crisi l'organismo o se, invece, ci sia sotto qualche problema di salute più profondo. In ogni caso è bene non rischiare, sospendendo subito la sessione e modificando l'orario o l'intensità delle tappe successive, senza esitare a consultare il proprio medico per escludere qualsiasi patologia”, conclude la personal trainer.