COME GESTIRE L'ANSIA DA RIENTRO AL LAVORO E COME SUPERARE IL POST VACATION BLUES?

Il malessere originato dal post-vacation blues non è solo un fatto personale, ma collettivo, che riflette il modo in cui la nostra società organizza il tempo, il lavoro e il valore delle persone. Così anche le vacanze sono l'ennesima forma di prestazione sociale, tra mito della performative culture, reperibilità costante, polarizzazione del tempo - dove la vacanza è interpretata come un'isola di salvezza e il rientro come una condanna - e mercificazione del riposo, diventato anch’esso un prodotto di consumo e una lista di cose da fare, fotografare e condividere.

Esiste un pre-partenza, in cui si passano nottate a disegnare itinerari, a individuare gli angoli più segreti e incontaminati, i piatti tipici da provare assolutamente, le migliori feste - o i migliori mini club - o semplicemente a sognare di avere del tempo per sé, senza obblighi e scadenze, indipendentemente da quale sia la meta e il suo livello di esoticità. Poi si parte, finalmente. Ma il tempo corre veloce e nel pieno del tanto agognato relax, ecco che è già ora di rifare le valigie e prepararsi a tornare a casa. Per la mente e per il corpo la ripresa può rappresentare uno scompenso importante e può essere necessario un periodo più o meno lungo di adattamento e decompressione. Ne abbiamo parlato con il dott. Giuseppe Iannone, psicologo psicoterapeuta specializzato nella cura di ansia e panico.

Che cos’è il post-vacation blues o post-holidays blues?

Il post-vacation blues, noto anche come sindrome da rientro, è una risposta adattativa al passaggio dai ritmi liberi e rilassati delle vacanze a quelli più serrati della routine lavorativa. Quando siamo in vacanza ci lasciamo andare, smettiamo di pensare, e questo apporta diversi benefici a livello psicofisico. Lo scontro con la realtà, di nuovo, e la consapevolezza che per le prossime vacanze estive bisognerà aspettare un altro anno, possono causare una reazione di disagio e affaticamento, creando uno stato di malinconia che può degenerare in mancanza di concentrazione, ansia, irritabilità, tristezza e apatia.

Quali sono i sintomi mentali e fisici del post-vacation blues?

Come fare a riconoscere se si tratta davvero di post-vacation blues? Secondo il dott. Giuseppe Iannone ci sono alcuni segni tipici: “Il post-vacation blues non è un disturbo psicologico vero e proprio, ma una reazione abbastanza comune al passaggio da un periodo di maggiore libertà e gratificazione alla ripresa degli impegni quotidiani. Sul piano psicologico possono comparire tristezza, irritabilità, demotivazione, difficoltà di concentrazione, senso di noia, nostalgia per i giorni appena trascorsi e la sensazione che la quotidianità sia improvvisamente diventata più pesante. Sul piano fisico possono manifestarsi stanchezza, sonnolenza, alterazioni del sonno, tensione muscolare, mal di testa e una generale sensazione di affaticamento. Spesso mente e corpo risentono semplicemente del cambiamento di ritmo".

Quali sono le strategie più efficaci per prevenire e contrastare gli effetti del post-vacation blues?

È possibile però giocare in anticipo, e mettere in atto alcune strategie per prevenire gli effetti del post-vacation blues. Lo psicologo spiega che “la prima strategia è evitare un passaggio troppo brusco. Quando possibile, è utile rientrare qualche giorno prima di riprendere il lavoro, così da consentire a sonno, alimentazione e ritmi quotidiani di stabilizzarsi. È poi importante non trasformare il rientro in una concentrazione eccessiva di impegni. Riprendere gradualmente le attività, mantenere movimento fisico, sonno regolare e momenti piacevoli durante la settimana aiuta a rendere meno netto il contrasto tra vacanza e quotidianità. Un altro aspetto importante è non vivere la fine delle vacanze come la fine del benessere. Alcune delle attività che ci hanno fatto stare bene possono essere mantenute anche nella vita ordinaria: socialità, tempo all'aperto, sport, interessi personali e momenti di pausa. Il rientro può diventare quindi un'occasione per capire che cosa possiamo concretamente portare nella vita quotidiana”.

Come capire se il post-vacation blues è il segnale di qualcosa di più grande?

Se questa sensazione di malessere non se ne va dopo qualche settimana, può essere segnale di un problema che va al di là della sindrome da rientro: “Il post-vacation blues dovrebbe essere generalmente transitorio. Se tristezza, irritabilità, stanchezza, perdita di motivazione o difficoltà a provare piacere persistono per diverse settimane e interferiscono significativamente con la vita quotidiana, è opportuno non attribuire automaticamente tutto al rientro dalle vacanze. Potrebbe esserci una difficoltà preesistente che le vacanze hanno semplicemente temporaneamente attenuato e che torna a manifestarsi con la ripresa della quotidianità. In questi casi può essere utile parlarne con un professionista per comprendere meglio che cosa sta accadendo”, spiega lo psicologo.

Il malessere da rientro è un fatto collettivo?

Il post-vacation blues può indicare che a livello strutturale, in generale, c'è un sovraccarico mentale eccessivo e una difficoltà a disconnettersi davvero? "Può essere un segnale da ascoltare, anche se non necessariamente significa che esista un sovraccarico cronico. A volte la vacanza funziona come una sorta di “pausa” dalla pressione quotidiana: quando ci allontaniamo dagli impegni ci accorgiamo di quanto fossimo stanchi. Se, però, appena rientriamo ricompaiono immediatamente tensione, irritabilità, insonnia, pensieri continui sul lavoro o l'incapacità di staccare, vale la pena chiedersi se il problema non sia semplicemente il rientro, ma il modo in cui è organizzata la nostra quotidianità. In questo senso il post-vacation blues può diventare un'occasione di consapevolezza: non tanto “come faccio a sentirmi di nuovo in vacanza?”, ma “che cosa della mia vita quotidiana mi sta chiedendo un cambiamento?”.

Un elemento particolarmente importante è la capacità di disconnettersi davvero. Se anche durante le vacanze continuiamo a controllare email, messaggi e lavoro o a pensare costantemente agli impegni futuri, il corpo può essere fisicamente lontano dal lavoro mentre la mente rimane ancora dentro di esso. E questo rende molto più difficile recuperare realmente energie. In definitiva, qualche giorno di malinconia al rientro è normale. Se però la vacanza ci fa stare bene soprattutto perché ci permette finalmente di respirare e il ritorno alla quotidianità ci fa sentire immediatamente sopraffatti, forse il messaggio più importante non riguarda le vacanze ma la vita da cui abbiamo così tanto bisogno di staccare”, conclude il dott. Giuseppe Iannone.

Quando questo avviene, mette in evidenza come le vacanze siano una manifestazione in più dell’ansia da prestazione che caratterizza la nostra società. Andare in vacanza sempre più spesso vuol dire portare con sé il pc per controllare le mail ed essere comunque reperibili, ma così - malgrado il cambio di location - la testa non si riposa mai davvero. Inoltre, grazie alla mercificazione del riposo, diventato un prodotto di consumo, le vacanze si trasformano rapidamente in una to do list di imperdibili esperienze da fare per poter raccontare e soprattutto mostrarle sui social. E anche in vacanza ci si trova a correre dietro a obiettivi da raggiungere. Per questo, più che una vacanza dalla vacanza, forse bisognerebbe recuperare il concetto antico di vacanza, niente pc, niente ansia da prestazione e condivisione e in vacanza andarci davvero.

2026-08-24T15:02:35Z