BOTOX E FILLER SONO LA NUOVA NORMALITà? LA CRESCITA DEI TRATTAMENTI ESTETICI INIETTABILI IN ITALIA

I trattamenti estetici iniettabili in Italia sono cresciuti a ritmi impressionanti: secondo i dati presentati al 99° Congresso Nazionale della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST), nel 2024 le procedure iniettive hanno superato quota 760 mila, circa il doppio rispetto all’anno prima, per la precisione: + 125,9% per i filler a base di acido ialuronico e +62,8% per le iniezioni di tossina botulinica. Numeri che, oltre a raccontare un trend di mercato, mettono in luce un cambiamento nel modo in cui ci guardiamo allo specchio, come vogliamo essere guardati dagli altri e come noi guardiamo gli altri. A tutto questo si somma il looksmaxxing, la tendenza dai confini poco chiari diffusa soprattutto tra i giovani sui social media, che consiste nel tentativo di massimizzare e migliorare al massimo il proprio aspetto fisico, fino a raggiungere eccessi potenzialmente dannosi.

Le punturine al viso sono passate da tema tabù (a volte da occultare anche davanti all’evidenza) a tema di normale conversazione, raccontate con la stessa nonchalance di quando si parla di una nuova skincare. Sarà la presenza massiccia sui social di volti che hanno fatto evidente uso di questi trattamenti, o la vicina di casa che da qualche tempo ha un’aria più giovane e riposata e anche la collega e il gruppo delle mamme della scuola. Oppure sarà la pubblicità, o i prezzi più accessibili, o più giustificabili?

Che cosa fanno filler e botox e chi li usa?

Filler e botox sono due trattamenti differenti, che perseguono lo stesso obiettivo: un volto che non mostri il passare del tempo e le sue tracce. Il filler si usa per restituire volume a quelle zone del viso che hanno perso compattezza, grazie a un’azione riempitiva, riempiendo appunto rughe, cicatrici e naturali assottigliamenti dei tessuti. Il botox invece interviene a livello muscolare interrompendo il segnale nervoso responsabile delle contrazioni dei muscoli. In questo modo le rughe di espressione si distendono, donando al viso un aspetto riposato e tranquillo. Rispetto al passato il pubblico si è ampliato sia in termini di genere che di età. La medicina estetica non è più una questione esclusivamente femminile, che si palesa dopo i 40 anni. Ora anche gli uomini ricorrono a questi trattamenti, ma ciò che colpisce sono soprattutto i/le giovani, poco più che maggiorenni, che lo fanno in via preventiva: giovani che vogliono sembrare giovani.

Al di là della giovinezza, preoccupa che il proprio aspetto venga interpretato come oggetto costante di supervisione e correzione, piuttosto che di accettazione. Molte volte, invece, il desiderio reale è riconoscersi nell’immagine che lo specchio ci restituisce: il tempo ci trasforma lentamente, e quando ce ne accorgiamo all’improvviso cerchiamo di ritrovare quel volto che per anni ci è appartenuto e che ora non vediamo più.

Il looksmaxxing e l’ottimizzazione del corpo che diventa ossessione

È proprio nella crescita dell’interesse maschile verso il proprio corpo che va rintracciata l’origine del looksmaxxing, che nasce in ambienti virtuali ben specifici, popolati da comunità di uomini convinti di essere stati penalizzati dalla genetica che ha compromesso il successo delle relazioni sentimentali, e per questo celibi involontari, incel, involuntary celibate. Si tratta di spazi prevalentemente misogeni con sistemi di classificazione per dare punteggi al viso, alla simmetria facciale e alle proporzioni, determinanti un destino sociale che non permette alternative. È qui che nasce l’idea di massimizzare il corpo secondo paramentri suppositivamente ingegneristici.

Secondo uno studio recente pubblicato nel 2026 sull'Indian Journal of Otolaryngology and Head & Neck Surgery firmato da Aina Muntaner Vives, dell'Hospital Universitario Son Llatzer, insieme a Marianna Ostrerova e Nitzan Kenig della Clinica Rotger di Palma di Maiorca, si possono distinguere diversi livelli di looksmaxxing. Il primo livello, softmaxxing, include pratiche a basso rischio legate a stile di vita e cura della pelle, bene. Al lato opposto troviamo l’hardmaxxing che include interventi per modificare permanentemente i lineamenti del viso e che può derivare in estremi tipo il bonesmashing che, come suggerisce la parola, consiste nel colpire volontariamente le ossa del volto per rimodellarle (pratica rischiosa e senza fondamenta mediche).

Dallo studio emerge che a tutti i livelli si ritrovano profili di disagi psicologici comuni: insoddisfazione rispetto al proprio corpo, confronto costante con gli altri, ansia estetica e dismorfismo corporeo. Lo studio avverte che per il momento le ricerche e i dati su questo fenomeno sono limitate, perché è molto recente, e che il confine tra prendersi cura di sé e desiderare ossessivamente correggere il proprio aspetto è molto sottile e spesso difficile da identificare e arginare.

Perché vogliamo (da sempre) apparire giovani?

Le rughe e le imperfezioni di cui parliamo non rappresentano ovviamente un problema da un punto di vista medico, sono semplicemente i naturali lasciti del tempo sul corpo. Così come presunti “difetti”. Eppure sono vissute come qualcosa che va corretto, non ci piacciono e questa non è una novità. Bellezza ed eterna giovinezza sono un desiderio antico quanto l'umanità. Gli umani da sempre amano decorare il proprio corpo, lo facevano nella preistoria con pigmenti minerali come segno di distinzione sociale, nell’antico Egitto si elaboravano unguenti per distendere le rughe e schiarire le macchie cutanee, c’erano i bagni di latte e le maschere d’argilla, i greci ricercavano il pallore considerato simbolo di purezza e i romani codificarono l’arte della bellezza in manuali. E non dimentichiamoci che a partire dal medioevo e con l’alchimia, gli scienziati inseguivano la pietra filosofale che avrebbe restituito la salute e la giovinezza perduta e gli esploratori andavano alla ricerca della mitica fonte dell'eterna gioventù.

"Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non v'è certezza.", cantava Lorenzo de' Medici. La giovinezza è una stagione bellissima e sfuggente, che non ha certezze sul domani, da vivere pienamente finché dura. Accettarne la sua finitezza è da sempre complicato e il profondo desiderio contemporaneo di fermare la giovinezza e la bellezza sul viso grazie a filler e botox - sfidando il passare del tempo - può interpretarsi come l’ultima variazione di un fenomeno dalle radici antichissime.

I social media e la normalizzazione della chirurgia estetica

È evidente che i social non hanno inventato il desiderio di piacere e piacersi, però possiamo affermare che lo hanno trasformato in un bisogno continuo e competitivo, addirittura misurabile. Scrollare è controllare, compararsi a volti modificati da bisturi, iniezioni o semplicemente da filtri, è muoversi in un ambiente dove gli standard dominanti non esistono in natura. Al tempo stesso la comunicazione costruita intorno al mondo dei trattamenti estetici è sempre più leggera e rassicurante, l’offerta è più diffusa e variegata, e in proporzione si può accedere a prezzi maggiormente accessibili rispetto al passato. Questi trattamenti vengono raccontati come un mantenimento in grado di garantire un viso meno stanco e mostrare un aspetto rilassato. In una società performante, in cui si fugge dal dolore, dal fallimento e dalla tristezza e bisogna mostrare sempre forza, ottimismo e felicità, i trattamenti estetici iniettabili sono uno strumento in più per mostrare a sé stessi e al mondo che va tutto bene, che il nostro volto continua ad essere terso e armonioso malgrado non abbia più 20 anni e nel tempo sia stato teatro di molteplici stati d'animo come gioia, paura, imbarazzo o rabbia che hanno irrimediabilmente lasciato il segno.

Era il 55 a.C. quando Cicerone nel "De oratore" scriveva "Ogni gesto deriva infatti dall'anima, e il volto è l'immagine dell'anima, gli occhi ne sono i rivelatori/interpreti", spiegando l’importanza dell’actio - ovvero della gestualità e della mimica per l’oratore. Il viso e gli occhi sono gli strumenti più potenti per trasmettere le passioni e colpire emotivamente il pubblico. Anche gli studi della scienza moderna sulla mimica facciale confermano che è difficile nascondere del tutto le micro-espressioni legate alle emozioni profonde. A meno che non si ricorra ad aiuti esterni! E in questo caso è lecito interrogarsi: quando le micro-espressioni vengono annullate e non c’è più traccia delle emozioni, possiamo parlare ancora del volto come specchio dell’anima?

2026-08-26T15:02:27Z